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cronache balcanichenotizie da Serbia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Montenegro
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December 13 Carla, Ratko e RadovanCarla del Ponte, procuratore capo del Tribunale Internazionale per i crimini in ex Jugoslavia, con la relazione all’ONU del 10 dicembre sullo stato delle ricerche di Karadžić, Mladić e degli altri criminali di guerra serbi, ha di fatto concluso il suo mandato, durato otto anni. Il suo futuro sarà nella diplomazia: ricoprirà infatti la carica di ambasciatore svizzero in Argentina, almeno per i prossimi cinque anni. Un modo per allontanarla dalla giustizia internazionale? Forse, dato che il suo operato è stato più volte criticato da diverse cariche politiche internazionali. Nonostante alcuni successi importanti, come la cattura del generale croato Gotovina e del generale serbo-bosniaco Zdravko Tolimir, non è infatti riuscita a raggiungere l'obiettivo più importante, ossia l'arresto dei leader serbo-bosniaci Radovan Karadžić e Ratko Mladić. Fallimento che lei attribuisce alla mancata collaborazione delle autorità serbe, mai realmente decise ad intervenire direttamente.
Già, ma dove sono i due super latitanti? Nei colloqui che la Del Ponte ha avuto la scorsa settimana a Belgrado, ha ricevuto una relazione da parte del governo serbo in cui venivano menzionati alcuni dei luoghi in cui Ratko Mladić si sarebbe nascosto nel 2006; luoghi in cui le autorità serbe sarebbero però sempre arrivate tardi, mancando a volte per poco l'arresto. Il procuratore serbo per i crimini di guerra Vladimir Vukčević, commentando l'ipotesi secondo cui una parte dell'esercito serbo avrebbe in questi anni coperto e protetto il generale serbo-bosniaco, ha affermato che a testimonianza della buona volontà serba sono state fatte irruzioni in ben 120 edifici dell'esercito, senza però ottenere risultati. Rimangono però irrisolti alcune questioni che sembrerebbero direttamente collegate agli spostamenti di Mladić. La più famosa riguarda la morte di due militari di leva avvenuta nel 2004 nella caserma di Topčider a Belgrado. Secondo le relazioni delle autorità militari i due si sarebbero sparati a vicenda mentre effettuavano un turno di guardia all’esterno della caserma; affermazioni smentite prima dai dubbi e, qualche giorno fa, dalle relazioni degli esperti balistici che con l’aiuto dell’FBI hanno dimostrato che i due sono stati uccisi da una terza persona, probabilmente non nel luogo del ritrovamento dei cadaveri. Che avessero visto qualcosa o qualcuno che non dovevano vedere?
Più complessa forse la questione di Karadžić, a testimonianza del fatto che le ricerche in questi anni si sono dirette sempre più verso Mladić che verso di lui. Dopo alcune dichiarazioni di qualche anno fa secondo cui sembrava che si nascondesse in qualche monastero montenegrino, la ricerca sembrava essere stata quasi interrotta, se escludiamo alcuni interventi nei confronti dei familiari di Karadžić residenti a Pale, in Bosnia. Fino a qualche tempo fa, quando improvvisamente sono saltate fuori le voci di un presunto accordo segreto stipulato nel 1995 tra Karadžić e Richard Hoolbrook, allora ambasciatore all’ONU e artefice degli accordi di Dayton. Secondo tale accordo Karadžić si sarebbe dovuto ritirare dalla vita politica e in generale da quella pubblica, ottenendo in cambio dagli americani la garanzia che non sarebbe finito all'Aja. Il Tribunale internazionale, per fare luce sulla questione, chiese delucidazioni ad alti funzionari della Republika Srpska e della Serbia dell'epoca, ricevendo alcune conferme – non si sa però quanto attendibili. In particolare l'allora ministro degli esteri di Milošević, Vladimir Nadeždin, disse di aver visto il documento, timbrato a Sarajevo a metà del 1995; più preciso fu l’allora ministro degli esteri della Republika Srprska Aleksa Buha, che disse di essere stato presente alla firma del documento, avvenuta a Belgrado nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1995. Tali voci furono ovviamente subito smentite dal diretto interessato Hoolbrook, per poi tornare alla ribalta nel 2004 in occasione della pubblicazione del libro di Florence Hartman, ex portavoce del Tribunale Internazionale, intitolato “Paix et Chatiment” (Pace e castigo). Nel libro vengono rivolte pesanti accuse ad americani, francesi e inglesi, colpevoli secondo l’autrice di essersi opposti, in occasioni diverse, alla cattura del leader serbo-bosniaco. In particolare viene fatto riferimento ad un episodio, descritto anche in questi giorni dai media serbi, secondo cui nel 2004 Karadžić sarebbe stato a Belgrado, dove si sarebbe sottoposto ad un intervento chirurgico presentandosi peraltro con il suo vero nome; le autorità del Tribunale internazionale, appresa la soffiata, avrebbero comunicato al governo serbo il luogo preciso dove si trovava il ricercato, dopodiché i responsabili del governo serbo si sarebbero messi subito in moto per organizzare l’arresto e l’estradizione al tribunale con l’aiuto della Francia. A questo punto sarebbero intervenuti gli americani che, evidentemente in forza dell’accordo Karadžić – Hoolbrook, avrebbero impedito l’azione.
Carla del Ponte non ha fatto espliciti riferimenti a tali dichiarazioni, ma ha comunque ribadito l’assoluta necessità di catturare i criminali di guerra ancora a piede libero, ponendola ancora una volta come condizione per l’ingresso della Serbia in Europa. Che sia così anche per le istituzioni internazionali e per i signoli paesi, non si sa. Sembra però che alcuni ripensamenti ci siano stati, poiché come è stato da più parti dichiarato, l’imposizione della cattura dei ricercati dal Tribunale internazionale e la rinuncia al Kosovo sono condizioni troppo pesanti che la Serbia dovrebbe sopportare per entrare nell’Unione europea. Il tribunale comunque continuerà il suo lavoro. Proprio oggi è stata ufficializzata la condanna del generale serbo – bosniaco Dragomir Milošević a 33 anni di carcere, accusato di essere il responsabile dell’assedio di Sarajevo (1992 – 1995). Tale condanna si aggiunge alle molte già effettuate e consultabili sul sito del Tribunale all'indirizzo http://www.un.org/icty
Resta a questo punto la curiosità di sapere se anche l’ex procuratrice deciderà di scrivere un libro di memorie su questi otto anni di servizio all’Aja. Conoscere i retroscena dei vari incontri, colloqui, procedimenti e perché no delle impressioni personali, sarebbe davvero un’ottima opportunità per l’opinione pubblica internazionale.
December 12 rimandata l'indipendenza del KosovoL’indipendenza del Kosovo, annunciata per il 10 dicembre, è stata per ora rimandata. I vertici albanesi hanno infatti deciso di aspettare il 19 dicembre, giorno in cui è previsto all’ONU il dibattito sullo status della regione. Nel giorno tanto atteso non è successo niente di spettacolare, e nelle strade delle città kosovare si sono viste solo alcune manifestazioni di studenti e cittadini albanesi a favore dell’indipendenza. Qualche malumore è stato sucitato invece dalla visita lampo del ministro serbo per il Kosovo e Metohija Slobodan Samardžić, che ha inaugurato a Kosovska Mitrovica un ufficio del governo serbo destinato, secondo le sue parole, ad essere il centro di tutte le iniziative legate all’educazione, alla sanità e alla tutela culturale dei serbi del Kosovo. Il capo dell’UNMIK Joachim Ruecker ha dichiarato che tale ufficio non verrà riconosciuto dall’ONU in quanto rappresenta un’aperta violazione della risoluzione 1244 che vieta alla Serbia di avere propri organi di governo nella regione. Il presidente della Repubblica Boris Tadić ha intanto dichiarato che in caso di una autoproclamata indipendenza del Kosovo riconociuta a livello internazionale la Serbia si rivolgerà all'ONU per verificare, attraverso il diritto internazionale, la legalità di tale riconoscimento. Più forti le dichiarazioni di alcuni esponenti politici serbi, come il leader del Partito socialista Ivica Dačić e Aleksandar Simić, uno dei portavoce del premier Koštunica, decisi a considerare la guerra come uno dei mezzi possibili al mantenimento del Kosovo. Dichiarazioni che comunque sono state subito condannate da tutto il panorama politico serbo, perfino dai radicali dell’ SRS (il partito di Voijslav Šešelj, attualmente detenuto all'Aja) che hanno considerato un criminale chiunque oggi inciti alla guerra. December 11 L'HDZ più vicino al governoA due settimane di distanza dalle elezioni la Croazia è ancora senza governo. I due partiti principali, l’HDZ e l’SDP, che hanno conquistato rispettivamente 66 e 56 posti in parlamento, continuano a condurre trattative con i partiti minori per la formazione di una coalizione stabile. Nonostante fosse prevedibile un governo di centro-sinistra, pare che la capacità di convincimento del leader dell’HDZ Ivo Sanader superi quella del capo dell’SDP Zoran Milanović. La situazione infatti vede alleanze già siglate a sinistra tra SDP, HNS e IDS, per un totale di 66 deputati, e a destra tra HDZ e HSU, che ha accettatto le dichiarazioni del premier secondo cui quest’anno ai pensionati non sarà pagata la tredicesima perchè un governo tecnico, che sarà in carica anche a fine anno, non può autorizzarne il pagamento; a loro si aggiunge anche il rappresentante della minoranza Rom Nazif Memedi, facendo arrivare così la coalizione a 68 deputati. Ma il vero ago della bilancia sarà il gruppo HSS-HSLS-PGS-ZDS, che nonostante abbia appena 8 deputati pare riuscirà a realizzare tutte le sue proposte elettorali. Da alcuni giorni i suoi vertici e quelli dell’HDZ conducono strettissimi colloqui per la firma dell’alleanza. E sembra che stiano per concludere un accordo, poichè il leader dell’HSS Josip Friščić ha dihiarato ieri che “solo un imprevisto può evitare l’accordo”. L’HDZ dunque accetterà le condizioni poste dal partito dei contadini, che prevedono aiuti statali ai contadini, referendum per l’ingresso nella NATO, aumento delle pensioni minime. Se così fosse, il centro-destra raggiungerebbe quota 76 deputati, uno in meno della maggioranza richiesta. Ancora indefinita la posizione degli altri sette deputati delle minoranze, in particolare quella dei tre serbi, che probabilmente aspettano la conclusione delle trattative tra HDZ e HSS-HSLS-PGS-ZDS. Entro pochi giorni comunque i giochi dovrebbero concludersi. Il presidente della Repubblica Mesić ha infatti dichiarato di aspettarsi giovedì al massimo la formazione di una coalizione di maggioranza.
Concludendo, una curiosità. Stando ai dati forniti ieri dalle organizzazioni GONG e Transparency International Hrvatska, nella campagna elettorale l’HDZ ha speso 25,5 milioni di kune Iva (22%) esclusa, l’SDP poco più di 8 milioni, la coalizione HSS-HSLS-PGS-ZDS 5 milioni, l’HNS 4 milioni e 200.000, e l’HSP 3. December 06 I Balcani e la corruzioneLa Transparency International, l’organizzazione internazionale che si occupa di monitorare il livello di corruzione nel mondo, ha presentato i risultati del Corruptions Perceptions Index (CPI) per il 2007. L’indice, formulato sull’esame di vari elementi e sul relativo grado di corruzione percepita, definisce un punteggio da 1 a 10 (1 punteggio minore, 10 punteggio massimo). Nell’elenco dei 180 paesi presi in esame, gli stati balcanici si trovano complessivamente a metà classifica: la Croazia occupa il 64° posto con 4,1 punti (CPI 2006: 69° posto, 3,4 punti), la Serbia il 79° con 3,4 punti (CPI 2006: 90° posto, 3,0 punti), la Bosnia Erzegovina (CPI 2006: 93° posto, 2,9 punti) a pari punti con il Montenegro l’84° con 3,3 punti (Montenegro non incluso nel CPI 2006). Al primo posto della classifica 2007 si trovano la Danimarca, la Finlandia e la Nuova Zelanda con 9,4 punti. All’ultimo la Somalia e il Myanmar con 1,7 punti. L’Italia, insieme alla Reoubblica ceca, occupa il 41° posto con 5,2 punti (l’anno scorso era al 45° posto con 4,9 punti). Per maggiori informazioni, visitare il sito http://www.transparency.org da cui si può accedere ai risultati generali, alla metodologia usata e soprattutto alle pagine dei singoli paesi (quella per l’Italia è http://www.transparency.it), comprendenti le attività realizzate, quelle in corso e i progetti realizzati. In inglese e francese (alcune pagine anche in spagnolo, russo, cinese, arabo).
Alberto Tomba a BelgradoIl grande Alberto Tomba, che nel recente passato ci ha regalato magnifiche emozioni in tutte le più importanti competizioni sciistiche internazionali, ha oggi inaugurato a Belgrado la 22° Fiera degli sport e del turismo invernali “Expo-zim”. Nonostante avesse in programma di ritornare subito in Italia, ha deciso di trattenersi qualche giorno, forse compiaciuto dalla grande accoglienza ricevuta. Oltre ai numerosi autografi firmati, il campione ha incontrato i vertici dalla Federazione sciistica serba, con a capo il presidente Mlađan Dinkić, che è anche ministro dell’economia, ed è stato ospite del lussuoso ristorante “Pietro dell’Oro”, di proprietà del calciatore Dejan Stanković. Ai giornalisti ha dichiarato che l’accoglienza è stata splendida e che si augura che i serbi possano avere un futuro felice poichè sa quanto hanno sofferto in passato. Ha anche aggiunto che, da quello che ha capito, la Serbia ha delle montagne bellissime e che gli piacerebbe vedervi nascere un “piccolo Tomba”. Quando poi un giornalista gli ha chiesto “significa che verrà in Serbia a lavorare?” ha risposto, alla sua consueta maniera da macho latino, “forse, se mi presenta una ragazza”.
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